lunedì 28 novembre 2011

Presentazione del progetto "Coltivare Valori" Percorsi di legalità sulle terre liberate dalle mafie




Oratorio S.S. Salvatore
Corso Vittorio Emanuele, 398 Palermo
Venerdì 16 Dicembre ore 9:30/11:30

Presentazione del progetto
"Coltivare Valori"
Percorsi di legalità sulle terre liberate dalle mafie


Programma:

Saluti

Guido Gambino
Preside Istituto Magistrale Statale "Regina Margherita"

Interverranno:

Francesco Galante
Presidente Coop Placido Rizzotto Libera Terra

Fabrizio Minnella
Responsabile comunicazione e relazioni esterne Fondazione con il Sud

Don Luigi Ciotti
Presidente Libera

Modera

Umberto Di Maggio
Coordinatore Libera Sicilia


Un progetto lungo due anni, cofinanziato dalla Fondazione con il Sud per valorizzare i beni confiscati e promuoverne l’autosostenibilità, attraverso il lavoro delle cooperative e delle associazioni impegnate nella cura dei patrimoni sottratti alle mafie.

Si chiama “Coltivare Valori - Percorsi di legalità sulle terre liberate dalle mafie” e vede coinvolte oltre alle cooperative siciliane di Libera Terra, il Consorzio di Comuni Sviluppo e Legalità, l’associazione Libera, il Centro Internazionale delle Culture Ubuntu e l’Associazione Onlus Bayty Baytik.

La spesa complessiva supportata dal progetto è di circa 700mila euro, destinati alla riconversione del Centro Ippico “Giuseppe Di Matteo”, alla realizzazione di percorsi formativi, di attività di inclusione sociale e di ricerca metodologica, alla promozione tramite eventi sul territorio tesi alla valorizzazione dei beni confiscati.

Il progetto si propone di contribuire alla crescita sociale del territorio siciliano attraverso un processo di sensibilizzazione, acquisizione di consapevolezza e responsabilizzazione delle realtà e dei giovani coinvolti.

Prevede una serie di azioni complementari tra loro e legate da comuni motivi conduttori: responsabilità, integrazione socio-culturale, educazione delle giovani generazioni, promozione sociale, cittadinanza attiva, sviluppo socio-economico, consumo consapevole ed educazione alimentare.

Il progetto mira a coinvolgere il maggior numero di giovani attraverso un percorso formativo, partecipativo ed esperienziale, che permetta di renderli consapevoli che un’alternativa alla prevaricazione mafiosa è possibile. Il riuso sociale dei beni confiscati ne è un esempio. E il coinvolgimento dei ragazzi nei campi di volontariato, oltre che nei percorsi educativi integrati e nelle attività laboratoriali, permetterà loro di avere conoscenza diretta di quelle alternative e di offrire il loro valido contributo.

In questo percorso di “costruzione di cittadinanza” è sembrato coerente includere uno specifico approccio interculturale trasversale. La partnership del progetto pone, infatti, una particolare attenzione all’educazione, alla formazione dei giovani ai valori democratici e all’integrazione socioculturale dei giovani immigrati e delle loro famiglie. La diversità viene vista come “valore” e strumento di arricchimento reciproco.

E proprio l’implementazione, il potenziamento e la differenziazione delle attività della partnership realizzate con le attività progettuali creeranno buone prassi, da diffondere il più possibile. L’obiettivo finale è la replicabilità futura degli interventi e il lavoro di coordinamento e networking guiderà i soggetti partner nell’eventuale riproposizione della stessa esperienza o nello sviluppo di nuove e ancora più efficaci. I tre tavoli tematici pianificati nell’arco dei due anni del progetto saranno rivolti all’approfondimento delle attività e degli obiettivi di “Coltivare Valori” e supportati da studio del territorio, mappatura dei beni confiscati, creazione di reti relazionali.

Il progetto prevede, inoltre, attraverso la realizzazione di una ecostruttura, la riqualificazione del Centro Ippico Giuseppe Di Matteo, bene confiscato gestito dal soggetto capofila, la cooperativa Placido Rizzotto - Libera Terra. La struttura sarà realizzata per accogliere le attività del progetto, i laboratori dei percorsi integrati, la colonia estiva diurna e la mostra itinerante, le attività formative dei volontari, ma anche seminari, conferenze ed incontri.

Il bene confiscato, infatti, non è proprietà dei soggetti che lo gestiscono, ma dell’intera collettività. È importante, pertanto, incrementare il riuso sociale dei beni e dare spunti di buona prassi in modo che la comunità ne possa trarre il massimo vantaggio e possa fruirne il più possibile e nelle migliori condizioni.

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